Il Vittoriale degli Italiani: le “pietre vive” del genio di Gabriele D’Annunzio

C’è qualcosa di miracoloso nel Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera: un luogo che non si limita a raccontare la vita di Gabriele D’Annunzio, ma la incarna.
Come scrisse il Vate, è un’opera “di pietre vive”. La materializzazione, in pietra e memoria, del suo spirito. Visitandolo, non si ha la sensazione di attraversare un museo, ma di entrare dentro una mente.Io stessa ho impiegato sei ore per percorrerne gli spazi, e ancora non bastavano. Ogni angolo, ogni stanza, ogni giardino rivela qualcosa: di D’Annunzio, dell’Italia, e in fondo di noi stessi.

La vastità del sogno

Il Vittoriale degli Italiani è immenso. Si estende come una cittadella dell’anima, affacciata sul blu del Lago di Garda, tra giardini, edifici, teatri, mausolei e sentieri che profumano di agrumi.
È un luogo che si attraversa più con lo stupore che con i passi — un colpo di sindrome di Stendhal in piena regola, soprattutto quando si entra nella Priorìa, la residenza privata del poeta.Le stanze della casa-museo, buie e dense di simboli, sembrano respirare ancora. Ci si muove in silenzio, quasi in punta di piedi, travolti da un’estetica totale in cui nulla è lasciato al caso: ogni luce, ogni tessuto, ogni oggetto racconta una parte del suo io multiforme.

Gian Carlo Maroni, l’architetto dell’anima

Spesso dimenticato, ma fondamentale, è Gian Carlo Maroni, l’architetto che collaborò con D’Annunzio per quasi vent’anni.
Non fu soltanto un tecnico, ma un alter ego creativo, capace di tradurre in forme e pietra la visione del poeta.
Fu lui a dare ordine all’immaginazione del Vate, trasformandola in architettura.
E proprio lui riposa oggi, insieme ad alcuni fedelissimi, nel Mausoleo del Vittoriale, accanto al suo mentore e amico.

Il Vittoriale degli Italiani - A Giancarlo Maroni
Il Vittoriale degli Italiani - Giancarlo Maroni

Cosa contiene il Vittoriale? Tutto, e forse di più

“Cosa non c’è nel Vittoriale non si sa” — verrebbe da dire.
Ci sono simboli e paradossi, reliquie e invenzioni:Una nave vera, la Regia Nave Puglia, incastonata nel colle come un vascello in un mare di pietra;Il MAS 96, la barca da assalto della celebre Beffa di Buccari;Un auditorium con un aereo biposto appeso al soffitto — quello pilotato dallo stesso D’Annunzio, non un modello qualsiasi;Un Teatro all’aperto ispirato al Grande di Pompei;Un Arengo, spazi cerimoniali, roseti, frutteti, limonaie, fontane e giochi d’acqua impreziositi da statue greche e romane;E persino un cimitero per cani, perché anche gli animali, per il Vate, meritavano memoria e gloria.Ogni passo è una sorpresa. Ogni sorpresa è un’idea.

Curiosità e aneddoti: l’arte della distanza

D’Annunzio non smette di sorprendere nemmeno nei dettagli più intimi.
Aveva, nella sua casa, due salotti d’ingresso: uno per gli ospiti amati — pochi, selezionatissimi — e uno per gli indesiderati.
Qui li faceva attendere. Tanto. Si narra che perfino Mussolini dovette aspettarlo più di due ore. Sullo stipite di uno dei suoi studioli fece scolpire una mano rossa e mozzata, simbolo della sua “monacale” dedizione alla scrittura e insieme della sua impossibilità di rispondere a tutti.
Quelle stesse mani dipinte sul soffitto erano una dichiarazione ironica e tragica al tempo stesso: il poeta che non riesce a sfuggire al proprio pubblico.E poi, il paradosso più rivelatore: nonostante l’immensità del complesso, nessuna stanza per gli ospiti.
Si poteva cenare, conversare, anche amare — ma poi ciascuno doveva tornare nel proprio spazio.
Solo poche donne, le prescelte, varcavano la soglia della Clausura, il sancta sanctorum del desiderio e della solitudine del Vate.

Il Vittoriale degli Italiani - Regia Nave Puglia
Il Vittoriale degli Italiani - Camera da Letto

D’Annunzio, l’uomo che fece della vita un’opera

Visitare il Vittoriale è più che un’esperienza culturale: è un incontro con una vita in forma di opera.
Gabriele D’Annunzio non costruì un monumento alla propria gloria, ma un laboratorio di bellezza e memoria.
Ogni pietra, ogni parola incisa, ogni gesto architettonico testimonia un imperativo che ancora oggi risuona attuale:“Memento audere semper.”
Ricorda di osare sempre.E forse è questo, in fondo, il messaggio più vero del Vittoriale: un invito a vivere poeticamente, anche quando il mondo sembra prosaico.

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