Oggi, 13 novembre, Pompei celebra il 150° anniversario dell’arrivo del quadro della Beata Vergine del Rosario, una delle icone mariane più venerate al mondo. La storia di questa tela, che oggi troneggia nel Santuario della Madonna di Pompei, è una delle più sorprendenti della devozione cristiana: un racconto di fede, umiltà e Provvidenza, che affonda le sue radici nel cuore della Valle di Pompei e nella vita del suo fondatore, San Bartolo Longo.
La Vergine del Rosario: uno dei quadri più venerati
Il quadro della Madonna di Pompei raffigura la Vergine Maria in trono con il Bambino Gesù in braccio, mentre consegna la corona del Rosario a Santa Caterina da Siena; Gesù, a sua volta, la porge a San Domenico.
L’opera, racchiusa in un’elegante cornice in bronzo dorato, è oggi conosciuta in tutto il mondo e attira ogni anno milioni di pellegrini.Eppure, la sua origine è sorprendentemente umile: una tela logora, quasi abbandonata, divenuta poi simbolo di grazia e miracoli.
Bartolo Longo e la missione nella Valle di Pompei
Nel 1872, Bartolo Longo, ex avvocato convertito alla fede, giunse a Pompei deciso a dedicare la sua vita alla diffusione del Santo Rosario.
Quando nel 1875 volle organizzare una grande missione popolare, comprese che serviva un’immagine della Vergine davanti alla quale il popolo potesse pregare.Con pochi mezzi economici, si mise in cammino verso Napoli, dove incontrò il suo direttore spirituale, padre Alberto Radente, che gli parlò di un vecchio quadro della Madonna donato tempo prima a suor Maria Concetta De Litala, del Conservatorio del Rosario a Porta Medina.

Il quadro dimenticato: una tela logora e dai volti rozzi
Quando Longo vide per la prima volta la tela, ne rimase profondamente deluso.
Il quadro appariva in pessimo stato: il volto della Madonna era “ruvido e rozzo” (come egli stesso descriveva), quello dei santi ai suoi piedi ancor di più. In particolare, la santa sulla destra – identificata allora come Santa Rosa – aveva, come scriverà, “una faccia grassa, ruvida e volgare, come una contadina coronata di rose”.
Eppure, nonostante tutto, Longo riconobbe in quella tela un segno della Provvidenza e decise di portarla con sé a Pompei.
Il viaggio su un carretto di letame: un simbolo di umiltà e fede
Il trasporto del quadro si rivelò un’impresa.
Le dimensioni della tela erano ingombranti, e i mezzi di allora scarsi. A risolvere la situazione fu Angelo Tortora, un contadino che percorreva la tratta Napoli–Pompei con il suo carretto.
Solo in seguito Longo scoprì che quel carretto serviva per trasportare letame: eppure, proprio su quell’umile mezzo, la sacra immagine raggiunse la Valle di Pompei il 13 novembre 1875.
Un evento che oggi, a distanza di un secolo e mezzo, viene ricordato come simbolo della grandezza che nasce dall’umiltà, espressione perfetta dello “stile di Dio”, come ha ricordato l’arcivescovo Tommaso Caputo durante la liturgia d’apertura dell’Anno Giubilare.
Il restauro e la trasformazione dei santi
Giunto a Pompei, il quadro fu affidato al pittore napoletano Federico Maldarelli, che lo restaurò completamente.
Su richiesta di Bartolo Longo, l’artista trasformò la figura originaria di Santa Rosa in Santa Caterina da Siena, per rispettare la tradizione domenicana del Rosario.
Fu così che nacque l’immagine oggi venerata da milioni di fedeli nel mondo: la Madonna del Rosario di Pompei.
Il primo miracolo e la nascita della devozione mondiale
Il quadro fu posto alla venerazione dei fedeli il 13 febbraio 1876.
In quello stesso giorno, a Napoli, si verificò il primo miracolo attribuito all’intercessione della Madonna di Pompei, segnando l’inizio di una devozione destinata a diffondersi ovunque.
Pochi anni dopo, grazie all’apostolato di Longo e della moglie Marianna Farnararo, la valle si trasformò in un “avamposto della fede”, con la costruzione del Santuario della Beata Vergine del Rosario e delle opere di carità per orfani e bambini poveri.

La Discesa del Quadro e il rito del Bacio
Ogni anno, il 13 novembre, Pompei rivive quel giorno storico con la Discesa del Quadro: la sacra immagine viene calata ai piedi dell’altare maggiore e i fedeli possono baciare la tela in segno di gratitudine e amore.
La cerimonia, che si ripete anche il primo venerdì di ottobre, precede la celebre Supplica alla Madonna di Pompei e richiama pellegrini da tutto il mondo.
Oggi, nel giorno dell’anniversario, si rinnova quella catena di preghiera e di pace che da 150 anni unisce i cuori dei fedeli intorno al Rosario, “catena dolce che ci rannoda a Dio”, come la definì Bartolo Longo.
Un messaggio di pace e carità
In occasione di quest’Anno Giubilare del 2025, Papa Francesco, poco prima della sua scomparsa, ha ribadito ai fedeli la riscoperta della bellezza del Rosario come preghiera di pace, da trasmettere soprattutto ai giovani.
Il Rosario, ha detto il compianto Pontefice, è una “catena d’amore che si fa abbraccio per gli ultimi”, e Pompei, da 150 anni, continua a testimoniarlo con le sue opere di accoglienza e solidarietà.
Dal carretto di letame al trono dorato del Santuario
La storia del quadro della Madonna di Pompei ci ricorda che la vera grandezza nasce dall’umiltà e che la fede può trasformare ogni cosa.
Oggi, 13 novembre, mentre la città celebra il suo anniversario più importante, il cuore dei fedeli torna a quella prima immagine “rozza ma piena di grazia”, segno eterno di speranza, misericordia e amore.
