“Per li poveri proietti”: una memoria che continua a interrogare il presente

Ci sono storie che non smettono di parlare, anche quando appartengono a un passato apparentemente lontano. È accaduto ancora una volta giovedì sera, a Roma, al centro culturale Polmone Pulsante di Andrea Ungheri, durante il secondo incontro dedicato a Per li poveri proietti, il film-documentario scritto e diretto da Alberto Proietti Gaffi, che ho avuto il piacere di moderare.

Dopo l’interesse suscitato dalla prima presentazione dello scorso maggio, il documentario è tornato a essere occasione di dialogo e riflessione, confermando quanto il tema dell’infanzia abbandonata e dell’identità continui a toccare corde profonde della nostra società.

Accanto al regista era presente il Professor Marcello Teodonio, Presidente del Centro Studi G.G. Belli e riconosciuto come il massimo studioso di Giuseppe Gioachino Belli. Il suo intervento ha arricchito il dibattito con una lettura storica e linguistica di grande spessore, offrendo al pubblico una preziosa chiave di interpretazione della Roma raccontata dal documentario e del contesto sociale in cui nacque il cognome “Proietti”.

Intervento del Prof. Marcello Teodonio
Per Li Poveri Proietti - Polmone Pulsante 2

È proprio questo cognome il punto di partenza del racconto. Derivato dal latino proiectus, “gettato”, “esposto”, veniva attribuito ai bambini abbandonati, trasformando un semplice atto amministrativo in un segno destinato a accompagnare un’intera esistenza. Il documentario restituisce voce a queste storie dimenticate, mostrando come un nome possa custodire memoria, dolore e, allo stesso tempo, la possibilità di riscatto.

Nel corso della serata il confronto si è sviluppato ben oltre gli aspetti cinematografici. Attraverso gli interventi del regista e del professor Teodonio, il pubblico è stato invitato a riflettere sul significato della memoria collettiva, sul peso delle parole e sull’importanza di conservare il patrimonio storico e culturale della città di Roma.

Il cinema, in questo caso, si è confermato uno straordinario strumento di conoscenza. Non soltanto capace di raccontare una vicenda storica poco nota, ma anche di stimolare domande che riguardano il presente: come costruiamo l’identità delle persone? Quanto possono pesare il linguaggio, i pregiudizi e le etichette che una società attribuisce?

Moderare un incontro come questo significa assistere all’incontro tra ricerca storica, cultura e sensibilità umana. Il dialogo con Alberto Proietti Gaffi e con il professor Marcello Teodonio ha dimostrato quanto la memoria non sia un esercizio nostalgico, ma uno strumento indispensabile per comprendere il nostro tempo.

Per li poveri proietti continua così il suo percorso non solo come documentario, ma come occasione di confronto civile, capace di riportare al centro vicende che rischierebbero di essere dimenticate e di ricordarci che dietro ogni nome esiste sempre una storia che merita di essere ascoltata.

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