Sabato 27 dicembre 2025, nel suggestivo Museo Saverio Ungheri di Roma, si è tenuto l’evento 100 Anni di Cinema da Sogno, che ho avuto l’onore di moderare: un omaggio a Michel Piccoli nel centenario della sua nascita.
Il pubblico si è mostrato molto attento al dialogo tra me e Andrea Ungheri, che mi ha intervistato in qualità di traduttrice e curatrice del libro Ho vissuto nei sogni, e alla lettura di alcuni passaggi dal libro stesso.
Da grande estimatrice di questo artista che ha attraversato il Novecento lasciando una traccia particolarissima e unica, devo dire che sono stata felice di aver potuto portare avanti questo progetto di celebrazione.
Partiamo da una evidenza: Piccoli, scomparso il 12 maggio del 2020, è stato un gigante del cinema, conservando tuttavia uno sguardo discreto, uno stile improntato alla mancanza di pretenziosità, e orientato a una tendenza che oggi si chiamerebbe senz’altro “understatement”.
Un attore capace di imporsi senza mai sovrapporsi al film, di abitare la scena con una presenza silenziosa ma potentissima, fatta di pause, di sottrazione, di ascolto.
Con la sua eleganza discreta, i suoi gesti misurati, il suo passo felpato e l’immancabile sigaretta accesa tra le labbra, Piccoli ha saputo lavorare con agilità coi più grandi cineasti mondiali, da Alfred Hitchcock a Luis Buñuel, da Claude Sautet a Jean-Luc Godard, passando per Manoel de Oliveira, Peter Del Monte e Agnès Varda. In ciascuna di queste collaborazioni ha saputo reinventarsi, senza mai perdere la propria identità, attraversando correnti, poetiche e linguaggi diversissimi.
A rendere Michel Piccoli una figura davvero irripetibile è stata anche la sua capacità di incarnare le contraddizioni del suo tempo. Borghese inquieto, uomo di potere e al tempo stesso fragile, ironico senza mai essere compiaciuto, ha spesso dato volto a personaggi attraversati dal dubbio, dalla colpa, dal desiderio e dalla disillusione. Il suo cinema non ha mai cercato la consolazione, ma la complessità, diventando uno specchio lucidissimo di un Novecento attraversato da crisi, trasformazioni sociali e profonde inquietudini morali.
Il suo rapporto con l’Italia è stato particolarmente intenso: di origine italiana, Piccoli ha girato molto spesso nel nostro Paese, amando ogni volta soggiornare nei vari luoghi del set e approfittando delle pause di lavorazione per dedicarsi a visite culturali e naturalistiche. In particolare, viene in mente Il Disprezzo del 1963, ambientato interamente in Italia, tra Cinecittà e Capri, nella celebre villa di Curzio Malaparte. Indimenticabile la coppia Piccoli-Bardot, all’epoca all’apice della sua iconicità.
In seguito, Piccoli ha girato con Marco Ferreri, di cui è diventato anche molto amico, poi con Marco Bellocchio, Vittorio De Seta, Sergio Corbucci e Nanni Moretti, nell’indimenticato e premonitore Habemus Papam. Anche in quel caso, resta memorabile la sua prova attoriale di papa fragile e smarrito, che vaga nei luoghi romani fermandosi per prendere un cornetto e accampando l’alibi della sua “sindrome da accudimento”: un personaggio che resta uno dei ritratti più umani e spiazzanti mai offerti dal cinema contemporaneo.

Attore di teatro e di cinema, produttore, regista, autore di memorie. È stato un gigante, Michel Piccoli. Ma è stato anche un intellettuale libero, profondamente legato alla parola, alla scrittura, al pensiero critico. Nei suoi libri, come nei suoi ruoli, la memoria non è mai nostalgia, bensì uno strumento per interrogare il passato e comprendere il presente, con ironia, lucidità e una sorprendente leggerezza.
Non va dimenticato, inoltre, il suo impegno civile e politico, vissuto sempre senza proclami ma con coerenza. Piccoli ha difeso un’idea di cultura come spazio di libertà e di responsabilità, scegliendo spesso film scomodi, autori radicali, progetti lontani dal facile consenso, mettendo il proprio talento al servizio di un cinema che sapesse porre domande anziché offrire risposte rassicuranti.
Soprattutto, Michel Piccoli è stato un uomo fedele a sé stesso, sempre pronto alla sperimentazione, al gioco, allo spaesamento, alla novità, senza mai avere paura di sbagliare. Le sue prove attoriali rimarranno negli occhi e nel cuore di chi lo ha amato, e di chi lo amerà sempre, riconoscendo in lui uno degli attori più straordinari che il cinema ci abbia regalato.
Ancora cento di questi anni, e tanti auguri Michel!
