Sabato 21 marzo, entrando nella Biblioteca Agostino Collina del rione Luzzatti di Napoli, ho avuto subito la sensazione che l’evento dedicato al docufilm Nicholas Tolosa – il pittore degli sguardi, non sarebbe stata una semplice proiezione. C’era un’atmosfera diversa, difficile da spiegare a parole: curiosità, attenzione, ma anche una certa partecipazione che si percepiva ancora prima che si spegnessero le luci.
Il cortometraggio di Umberto Santacroce dedicato all’artista Nicholas Tolosa è stato accolto così, con un silenzio attento e sincero. La sala era piena, ma quello che colpiva davvero era il modo in cui il pubblico seguiva ogni passaggio, senza distrazioni. Non era scontato.
Durante l’introduzione ho provato a raccontare il lavoro di Nicholas per quello che è: una ricerca che parte dalla pittura, certo, ma che dentro si porta molto altro. Napoli, prima di tutto. Le sue contraddizioni, i suoi ritmi, quella capacità di essere dura e generosa nello stesso momento. Il film riesce a restituire proprio questo, senza forzature, lasciando spazio a quelle immagini e quei silenzi che spesso dicono più delle parole.
Alla fine della proiezione è partito un applauso lungo, spontaneo. E subito dopo, le domande. Tante, anche molto diverse tra loro. Alcune dirette, altre più riflessive. Segno che qualcosa era arrivato davvero. Anche il Consigliere della IV Municipalità Carmine Stabile, il quale ha fortemente voluto e promosso l’evento mettendo a disposizione la struttura (e a cui vanno i nostri più sentiti ringraziamenti), ha preso la parola, sottolineando l’importanza dell’arte e della cultura nel quartiere Luzzatti e a Napoli in generale.


Quella mattina, dunque, non era importante solo per il film.
La Biblioteca Agostino Collina ha un valore che va oltre lo spazio fisico. Non è una biblioteca qualsiasi. Qui, negli anni ’50, il professore a cui essa è intitolata decise di comprare i primi libri con i propri soldi, mettendo in piedi – praticamente da zero – un luogo dove chiunque potesse studiare, leggere, crescere. Un gesto semplice, sebbene oggi quasi difficile da immaginare.
È lo stesso luogo che molti ricordano anche attraverso la serie TV L’amica geniale: la biblioteca dove Lila andava a prendere i libri per non restare indietro. Una scena che è rimasta impressa a tanti, perché racconta qualcosa di vero che va oltre la fiction.
Trovarsi lì, oggi, per parlare di arte contemporanea e cinema, dà una certa sensazione di continuità. Come se quel filo non si fosse mai spezzato.
Eppure, negli ultimi tempi, questo luogo ha rischiato di chiudere. Una questione burocratica, come spesso accade. Carte, competenze, responsabilità… tutto risolto, almeno per ora; resta il fatto che un posto così sia stato davvero in pericolo.
È questo che dovrebbe far riflettere. Perché giornate come quella di sabato dimostrano che questi spazi servono ancora, eccome. Non sono vuoti, non sono superati. Basta aprirli, farli vivere, proporre qualcosa di autentico.
Se una biblioteca funziona, se crea incontri, se mette in circolo idee, allora non è solo un edificio. È qualcosa di molto più concreto.
Per questo non dovrebbe mai trovarsi nella condizione di dover “resistere”; piuttosto, dovrebbe essere considerata per quello che è: una base senza la quale tutto il resto, prima o poi, si indebolisce. E noi non possiamo permetterci di perdere luoghi come questo.
