Nel cuore del centro storico di Napoli, tra i vicoli carichi di memoria e tradizione, la Chiesa di Santa Marta torna a trasformarsi in un luogo dove arte, storia e cultura dialogano tra loro. Sabato scorso ho avuto il piacere di visitare, in occasione dell’inaugurazione, la nuova mostra presepiale dedicata ai Promessi Sposi, accompagnata dal mio amico Paolo Miele, prezioso collaboratore dell’Associazione Presepistica Napoletana (APN), che mi ha guidato alla scoperta di un’esposizione originale e suggestiva capace di reinterpretare il capolavoro di Alessandro Manzoni attraverso l’antica arte del presepe napoletano.
L’iniziativa, promossa proprio dall’APN, rappresenta un incontro affascinante tra due mondi apparentemente lontani: la Lombardia seicentesca raccontata da Manzoni e la Napoli del Viceregno Spagnolo, entrambe segnate da profonde tensioni sociali, religiose e politiche. È appunto da questo parallelismo storico che nasce il concept della mostra: immaginare Renzo, Lucia, Don Rodrigo e Fra Cristoforo immersi nelle atmosfere del presepe partenopeo, tra fondaci, vicoli, mercanti e scorci popolari tipici della tradizione napoletana.
Il risultato è un percorso artistico di grande impatto visivo ed emotivo. Le scene più celebri del romanzo prendono vita attraverso pastori finemente lavorati, scenografie ricche di dettagli e ambientazioni che richiamano la Napoli antica. La maestria artigianale dei presepisti napoletani riesce a trasformare la narrazione manzoniana in qualcosa di nuovo, pur mantenendone intatta la forza simbolica e narrativa.
Passeggiando tra le teche espositive, il visitatore non osserva semplicemente un presepe, ma entra dentro una vera rappresentazione teatrale in miniatura. I personaggi sembrano animarsi tra luci soffuse, architetture storiche e scorci di vita quotidiana che ricordano come il presepe napoletano sia da sempre molto più di una rappresentazione religiosa: è un racconto del popolo, della società e del tempo in cui viene ambientato.
La scelta dei Promessi Sposi non appare casuale. Il romanzo di Manzoni affronta temi universali — giustizia, fede, potere, povertà, speranza — che trovano una sorprendente affinità con la tradizione presepiale partenopea, da sempre capace di mescolare sacro e profano, spiritualità e quotidianità. In questa mostra, infatti, il presepe diventa linguaggio culturale, strumento narrativo e ponte tra Nord e Sud, tra letteratura e artigianato artistico.
Dietro questa importante realtà culturale c’è la storia dell’APN, nata nel 2002 da una scissione voluta dai soci fondatori insieme alla presidente Adriana Bezzi dalla storica associazione “Amici del Presepe”. Nel corso degli anni, l’associazione si è affermata come uno dei principali punti di riferimento dell’arte presepiale italiana, partecipando a numerosi eventi di prestigio in tutta Italia, anche al Quirinale.
Un riconoscimento significativo arriva ogni anno direttamente dalla Presidenza della Repubblica, che per il settimo anno consecutivo l’ha insignita di una Medaglia d’Oro, premio che testimonia non soltanto la qualità artistica delle opere realizzate ma anche la costanza, l’impegno e la dedizione con cui l’associazione continua a promuovere e valorizzare la tradizione del presepe napoletano.
Nel 2025, inoltre, l’Associazione Presepistica Napoletana è stata ospite all’Expo di Osaka, portando l’arte presepiale partenopea in uno dei più importanti appuntamenti internazionali dedicati alla cultura e alle eccellenze dei popoli.
La Chiesa di Santa Marta, già sede permanente di importanti esposizioni presepiali, si conferma così uno dei luoghi simbolo dell’arte del presepe a Napoli. Negli ultimi anni, grazie al lavoro dell’associazione e di numerosi maestri artigiani, questo spazio è diventato un punto di riferimento per chi desidera riscoprire la tradizione presepiale non solo come elemento natalizio, ma come autentica forma d’arte contemporanea capace di reinterpretare storia, cultura e identità collettiva.
La mostra sarà visitabile fino alla fine di settembre e rappresenta un’occasione preziosa per cittadini, turisti, appassionati di letteratura e amanti del presepe napoletano. Un viaggio inedito che dimostra come i grandi classici possano ancora parlare al presente, soprattutto quando incontrano l’estro e la creatività della tradizione artistica napoletana.
