“Io so’ un italiano vero. Ma non di quelli che cantano con la mano sul cuore… io so’ proprio italiano nella sostanza: faccio finta de niente e tiro a campà”
C’è stato un tempo in cui bastava il suo sguardo tra il cinico e l’ingenuo, una smorfia storta e un sospiro sconfitto per raccontare milioni di italiani. Alberto Sordi non è stato solo un attore. È stato un linguaggio, un’antenna sintonizzata sulle ipocrisie e le contraddizioni dell’Italia del dopoguerra, del boom economico, degli anni bui e delle speranze mai del tutto sopite.

Roma è piena della sua voce, delle sue battute, dei suoi personaggi. Ma è anche piena di lui, del suo cuore grande, delle sue opere silenziose, della sua villa affacciata sulla Passeggiata Archeologica, diventata oggi Casa Museo e Fondazione per tenerne viva la memoria.
Una memoria che non è solo quella dell’attore e del regista, ma anche del filantropo riservato, che aiutava ospedali, orfanotrofi e anziani senza fare rumore. “Quello che si fa per amore non si dice, si fa,” ripeteva spesso.
L’Alberto nazionale: maschere, satire, verità
Dai suoi film emerge una galleria di tipi umani mai banali: il piccolo borghese arrampicatore, il marito succube, il furbo di periferia, il medico della mutua che sogna i soldi, il vigile che scopre quanto sia flessibile la legge. Sordi non giudicava mai: metteva lo spettatore di fronte allo specchio, spesso facendolo ridere amaramente.
Chi era davvero Alberto Sordi? Un uomo profondamente legato alla sua città, un artigiano dello spettacolo, un osservatore spietato e dolente dell’animo italiano. Dietro il sorriso, un intellettuale acuto, dietro il comico, un moralista moderno.
Ha scritto con il corpo e la voce una storia del nostro Novecento fatta di disincanto, compromessi, sogni spezzati e piccole vittorie quotidiane.
“Io ho sempre fatto ridere, ma sotto c’era sempre la malinconia. Perché l’italiano ride per non piangere”
Oggi, a oltre vent’anni dalla sua scomparsa, il suo cinema parla ancora: ai giovani, che magari l’hanno conosciuto dai meme o dalle citazioni; agli adulti, che ci sono cresciuti; ai critici, che sempre più spesso lo riscoprono regista lucido e originale.
Un omaggio nella sua casa: la rassegna 2025
Per chi vuole rivivere il meglio della sua carriera o scoprire per la prima volta la grandezza di Alberto Sordi, dal 15 al 25 giugno 2025 torna la rassegna “Moralisti, affaristi, preti nella maschera di Alberto Sordi”, curata dal regista e sceneggiatore Luca Verdone, promossa dalla Fondazione Museo Alberto Sordi e dalla Fondazione Alberto Sordi per i giovani con il patrocinio di Roma Capitale.
L’ingresso è gratuito, ma con prenotazione obbligatoria via e-mail (valida solo dopo conferma):
comunicazione@fondazionemuseoalbertosordi.org
Casa Museo Alberto Sordi – Via Claudio Marcello, snc, Roma
Le proiezioni si terranno ogni sera alle ore 21 nel giardino della Villa; in caso di pioggia, nel teatro interno dove Sordi visionava in anteprima i suoi film.
I film in programma:
- Il vedovo (1959, Dino Risi)
- L’arte di arrangiarsi (1954, Luigi Zampa)
- Il marito (1958, Nanni Loy e Gianni Puccini)
- Piccola posta (1955, Steno)
- Anastasia mio fratello (1973, Steno)
- Tutti dentro (1984, regia di Sordi)
- Scusi, lei è favorevole o contrario? (1966, regia di Sordi)
- Finché c’è guerra c’è speranza (1974, regia di Sordi)
- Il medico della mutua (1968, Luigi Zampa)
- Il vigile (1960, Luigi Zampa)
Un’occasione unica per rivedere l’Italia nella maschera di Alberto Sordi, che non ha mai avuto paura di ridere di sé — e di noi.

