Scozzese di Methil, Jack Vettriano (all’anagrafe Jack Hoggan) cresce da assistente minerario.
A 21 anni una ragazza gli dona una scatola di colori ad acquerello: da allora Vettriano (che assume il cognome della madre di origine italiana, modificandolo leggermente da Vettraino) fa di tutto per fare della propria vita un capolavoro artistico.
Le sue tele sono state tra le più amate e ambite dai collezionisti negli anni ’90, e annoverano nomi celebri come Jack Nicholson e Sir Tim Rice.
Snobbato dalla critica, che lo ha talvolta definito “privo di profondità”, Vettriano trionfa in termini di vendite e di successo di pubblico: il suo The Singing Butler (1992) viene venduto nel 2004 a 750.000 sterline, e le sue tele diventano poster e cartoline esportate a decine di milioni in tutto il mondo.


Le donne di Vettriano sono inconfondibili: dalla tela sussurrano parole d’amore, incarnando una sensualità molto sottile che, tuttavia, non approda mai davvero al vocabolario prettamente erotico.
Si tratta di donne sole, ritratte davanti allo specchio, che si vestono o si svestono dei più begli abiti che si possano immaginare. Donne con tacchi altissimi, con gioielli classici come un filo di perle, donne còlte nell’attesa che il loro amore vada a trovarle, o mentre si godono un momento di pensiero intimo, o uno di autocelebrazione.
Le donne sono amatissime da Vettriano, amatissime e idolatrate. Sono le signore della tela, e della scena. “Femmes fatales” al modo di Gilda-Rita Hayworth o della Divina-Greta Garbo, oppure dell’Angelo Azzurro-Marlene Dietrich. Icone di stile, di eleganza senza tempo, di bellezza con un’alta dose di personalità.
Accanto a loro, fanno capolino personaggi maschili degni di cotanta grazia: uomini elegantissimi, innamorati degli angeli chic della tela di Vettriano, e che fanno sognare l’osservatore il quale, guardando ogni singola opera esposta, si immedesima nel modello o nella modella in un’operazione immaginaria istantanea, inconscia, quasi scontata.
E così si danza al ritmo del tango o del valzer, si passeggia lungo la battigia di lidi assolati, si cena in ristoranti eleganti delle Costa Azzurra, si viaggia in auto d’epoca con tanto di chauffeur. Un mondo patinato, quello di Vettriano, che fa sognare e che, pur prendendo le mosse dall’arte tutta americana di Hopper, Rockwell, Elvgren, riesce a trovare una propria identità, un’impronta inequivocabile e totalmente riconoscibile. Vettriano, scomparso all’età di 71 anni nel marzo di quest’anno, è in mostra a Bologna a Palazzo Pallavicini fino al 20 luglio: un’occasione da non perdere per comprendere quanto il sogno si possa materializzare a vista d’occhio.

In copertina: particolare da Night-Time Rituals (2012)

Comments
Barbara
Ho sempre ammirato e amato questo artista e spero di riuscire a vedere dal vivo le sue meravigliose opere.